La facciata completamente in cotto, annovera un rosone in cotto e cinque edicole sempre in cotto sulle cuspidi. Si può cosiderare un capolavoro dell’arte neogotica lombarda, datata del 1880, opera di Carlo Maciacchini.


Il PORTALE strombato con arco ad ogiva è definito all’esterno con un arco costituito da una serie di formelle quadrate, decorate con motivi geometrici e floreali.


Sopra la porta si situa una lunetta a mosaico, raffigurante Madonna in trono tra S. Simone Stock e un angelo.
Ai lati del portale due formelle raffigurano l’Annunciazione (22): a destra la Vergine annunciata e a sinistra l’Angelo annunciante. Esse sono datate del XVII secolo ed appartenevano all’antico portale della Chiesa realizzato da Francesco Richini.


I due portali laterali sormontati da piccoli rosoni in cotto, sono stati eseguiti contemporaneamente alla facciata. Essi si armonizzano con la facciata rendendola più varia. Nelle lunette i mosaici sono recenti (1960) e sostituiscono due dipinti che si sono deterioranti con il passare degli anni (raffiguravano S. Cirillo e S. Angelo).

L’opera di Felice Pizzagalli, attivo nelle trasformazioni che interessarono la chiesa tra il 1826 ed il 1840, è un esempio di neogotico. La costruzione, realizzata nel 1846, è a pianta esagonale, con colonne tortili, sostenute da leoni stilifori, raccordate da archi trilobati affiancati da cuspidi. Sopra gli archi, timpani decorati a traforo e completati nell’apice da statue allegoriche. 

Il battistero è completato da una calotta con tamburo su cui si innesta un cono, decorato da motivi architettonici gotici. In alto S. Giovanni Battista che battezza Gesù.
Il FONTE BATTESIMALE si articola su due piani.

La vasca ha una base esagonale con fusto esagonale, contrassegnato da lesene corinzie che formano sei nicchie: tre di esse sono vuote e le altre rappresentano, frontalmente Adamo ed Eva, e lateralmente Mosè (a destra) e Mosè con le tavole della legge (a sinistra). Sopra archi ad ogiva polilobati e collocata la vasca esagonale.

Sopra la vasca il Pizzagalli ha situato un ciborio in metallo dorato, ad impianto ottagonale e definito da una struttura di lesene cuspidate (quattro per lato), con una serie di intarsi a motivi floreali. Il ciborio si conclude con una cupola ad arco sormontata dall’Agnello mistico.


Cristo in croce e l’Addolorata
Opera datata del terzo decennio del XVII secolo, attribuita al Saletta (pittore milanese), che rappresenta un maestoso Cristo crocifisso, con Maria che abbraccia la croce. Sullo sfondo il cielo in tempesta (solcato da una luce improvvisa) e costruzioni architettonicamente indefinibili, mentre in primo piano, ai piedi della croce, è collocato il teschio di Adamo.

Monumento ad Eugenio Gonfalonieri
Il Gonfalonieri è ricordato soprattutto per la sua sensibilità verso i poveri e la sua generosità verso la chiesa del Carmine. Opera datata del 1844, di stile neoclassico è attribuita ad una bottega locale. La base porta al centro il segno PAX. All’interno di un arco poggiante su due lesene corinzie decorate a motivi vegetali è posta la scritta commemorativa del defunto. Nella lunetta un bassorilievo rappresenta l’angelo tutelare che conduce al cielo l’anima del defunto. La cornice superiore, con decorazioni vegetali, si conclude con un fastigio che regge una croce.

Teca per pubblicazioni matrimoniali
Opera dell’artigianato locale in legno intagliato, è datata dell’inizio del ‘900.

L’altare della seconda metà del XIX secolo si sviluppa su due ordini: un base rettangolare alla quale si appoggia la mensa; l’alzato di stile neoclassico con due colonne doriche raccordate da architrave, sormontato da un timpano leggermente aggettante.
All’interno del vano centrale si trovano due opere interessanti: un affresco riportato con Maria e Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano attribuito a Bernardino Luini (intorno al 1512 - 1513); la tela di impianto ormai decisamente barocco di Francesco Bianchi Cristo con i Santi Teresa e Giovanni della Croce, i due grandi riformatori spagnoli dell’ordine carmelitano, opera posteriore al grande quadro che si trova nel presbiterio. 

Di fianco all’altare in due nicchie sono situate le statue settecentesche in marmo di due Santi carmelitani: Angelo (a sinistra) e Alberto (a destra). Si tratta di opere di bottega, di fattura discreta.
Nelle pareti tre tele di Filippo Abbiati, databili dell’inizio del ‘700 e che rappresentano l’espressione più matura dell’artista: a sinistra Il Martirio dei Carmelitani, che ricorda i martiri carmelitani della fine del XIII secolo decapitati e sgozzati dai mussulmani; sopra Madonna con Bambino ed i profeti Elia ed Eliseo, ambedue protettori dell’ordine carmelitano; a destra Il trionfo dei Carmelitani, nel quale Maria ed il Bambino seduta su un carro, guidato da Elia, appare tra angeli turbinanti ai carmelitani, tra i quali S. Simone Stock. 

Nella parete di destra in alto è collocata una tela di Giovanni Stefano Danedi detto il Montalto (1669), opera della maturità del pittore di Treviglio, Gesù Cristo con i Santi Andrea Corsini e Maria Maddalena de’ Pazzi. In primo piano, accanto a due putti sta la santa carmelitana, mentre in secondo piano è collocato Cristo che porta la croce con il santo carmelitano, vescovo di Fiesole.

La cappella è stata ristrutturata all’epoca della ristrutturazione neogotica della prima parte del XIX secolo.

L’altare di stile neoclassico, databile intono al 1824 e di buona manifattura locale, si articola su due ordini: il primo rettangolare che supporta la mensa; l’alzato definito da due colonne con capitelli corinzi raccordate da un architrave con timpano con profilo dentellato.

All’interno una pala di Gaetano Dardanone, pittore milanese poco noto, ma attivo nella fabbrica del Duomo, databile all’inizio del ‘700, rappresenta la gloria di tre Sante: Lucia, Agata ed Apollonia. In primo piano il corpo robusto del carnefice; più sopra Lucia è sorretta da un angelo, mentre un putto in volo le sta ponendo sul capo una corona e con l’altra mano sorregge la palma e lo spillo con infissi gli occhi; nella parte superiore è situata Agata con la palma del martirio e più sopra Apollonia che tiene in mano la pinza con un dente.

Sulla parete di destra è stata collocata la tela di Pietro Maggi, pittore milanese discepolo dell’Abbiati, databile della prima metà del XVIII secolo, Sant’Anna e la Vergine. 
Sant’Anna, situata sopra un basamento, è raffigurata nell’atto di ammaestrare la figlia Maria sotto lo sguardo di un Angelo (in primo piano), mentre Gioacchino, appoggiato ad una colonna, è in atteggiamento pensoso, in netto contrasto con i putti gioiosi in primo piano. Sopra i personaggi.

Nella parte sinistra troviamo la tela di Camillo Procaccini, opera giovanile del pittore (1585), San Carlo in preghiera. Si tratta della prima opera del Procaccini su S. Carlo, eseguita subito dopo la sua morte (l’autore eseguirà successivamente molte altre tele sul grande Vescovo di Milano).