La Chiesa

La storia di Santa Maria del Carmine, chiesa nobile del castello è complessa: crolli, ricostruzione e restauri si sono succeduti con frequenza e l’attuale edificio conserva le tracce di queste vicissitudini.
L’Ordine dei Carmelitani si stabilì a Milano verso la metà del XII secolo; nel secolo 1268 i padri scelsero come loro sede un luogo nei pressi dell’attuale Castello Sforzesco e il 25 maggio dello stesso anno celebrarono la prima messa sotto un padiglione, negli anni seguenti iniziò la costruzione della chiesa.
Nel 1330, per un incendio, la chiesa fu semidistrutta; ricostruita a cominciare dal 1331, fu però abbandonata verso la fine del secolo dai carmelitani che decisero di trasferirsi in Porta Comasina.
Nel 1399 Gian Galeazzo s’interessò alla fabbrica e il 5 aprile del 1400 inviò a Pavia i disegni per la chiesa e il convento. Responsabile fu nominato Bernardo da Venezia; l’impianto planimetrico di Santa Maria del Carmine risente dell’influsso cistercense.

La costruzione della chiesa procedette lentamente e nel 1446, a lavori forse ultimati, un improvviso crollo interessò tutto l’edificio.
Le opere e le riparazioni iniziarono nel 1449. A dirigere i lavori fu chiamato Pietro Antonio Solari. Il Carmine fu “chiesa nobile” ed ottenne la protezione dei duchi e di numerose famiglie aristocratiche. Le sue cappelle divennero luogo di sepoltura prediletto dai nobili.
Nel seicento tutta la chiesa subì trasformazioni e si arricchì di molti dipinti.
Sull’altare della prima cappella destra vi è una Madonna tra i Santi di Camillo Procaccino; dello stesso è la Circoncisione posta nel secondo arco a destra.
Dal 1616 al 1619 il Procaccino lavorò alla decorazione della prima cappella a destra del presbiterio dedicata alla Madonna del Carmine.
La grande Madonna dell’altare, affiancata da due angeli, è del Volpino; alcuni dipinti dei pennacchi sono probabilmente del Legnanino.
L’ambiente quadrato venne allungato e la nuova cappella fu divisa in due vani, ciascuno sormontato da cupoletta con lanterna, completati da un abside.

Le pareti sono riccamente ornate da marmi colorati e neri, stucchi, sculture e dipinti. E’ un ambiente barocco. Il primo vano, detto coretto dei fedeli, è adorno di quattro grandi tele del Procaccino raffigurante storie bibliche; nella volta Sibille e Profeti; sulle pareti della cappella del clero sono collocate quattro storie della Vergine dello stesso artista e nella cupola l’Assunzione.
Agli inizi del XVII secolo risale la tela rappresentante San Giacomo dipinta da Camillo Mandriani. Sulla parete sinistra si trova un Trionfo del Paradiso dipinto dal Fiammenghino; dello stesso artista è anche la Resurrezione di Lazzaro. Il Nuvolose dipinse la Madonna con Bambino e Santi sulla parete di fondo. Tra il 1661 e il 1672 Gerolamo Quadrio disegnò la Bellissima Sacrestia in legno di noce realizzata tra il 1692 e il 1700.

Nel 1654 iniziarono importanti lavori di rinnovamento: vennero rifatti il pavimento, il campanile e il portale.
Nel 1880, dopo più di quattro secoli, fu costruita la facciata su progetto di Carlo Maciacchini che offre un esempio di fantasiosa interpretazione del gotico lombardo